Seminario Budo Tradizionale 10-11-2013

"Significativo risultato"

 

 

Anno della svolta il 2013 Kobushiroppokai, gruppo Italiano di lavoro/studio/promozione della antica scuola Giapponese di Budo tradizionale Koden Enshin ryu, che fa capo a Soke Tanaka Fumon.
Gli Shihan Luigi Cattaneo, Michele Julitta, Giuseppe Meloni, Francesco Palandri, Denis Sacchi e Mari Sugisaki, organizzano il 1° Seminario "comune" a S. Giuliano Mse, domenica 10-11-13.
Un inaspettato successo !
Oltre 50 i praticanti presenti, tutti, tra l'altro, allievi riconosciuti dei tecnici organizzatori.
Fantastico, se si pensa al periodo sociale, ed al fatto che i praticanti di Budo in Italia, sono un numero limitatissimo. Il gruppo vuole sfatare la fama di elittarietà della disciplina.
Il Budo è vera arte marziale, si imparano i dettami fondamentali; comportamento, educazione, disciplina, concentrazione, autocontrollo.
Non mancano gli esercizi propedeutici, il corpo si sviluppa in modo equilibrato; le tecniche acquisite rendono il corpo flessibile, rinforzano la muscolatura e le articolazioni.
Non c’è competizione, per cui non esiste avversario da vincere; il miglioramento della tecnica e delle proprie caratteristiche peculiari psico/motorie è la base fondamentale dell'allenamento, fattore che contribuisce ad aumentare l'autostima e la sicurezza.
Non manca la cultura; interesse storico, tradizione orientale, conoscenza del vocabolario tecnico... bunbu ittai (cultura e tecnica camminano insieme), termine che si riferisce appunto alla relazione tra pratica e conoscenza del praticante evoluto.

Lo stage.
Si inizia alle ore 8,30, con la presentazione del gruppo e dei tecnici organizzatori.
Un'ora e trenta per specialità, "mani nude" o ju jutsu la prima.
La spiegazione di gassho; interpretazione del gesto nella pratica delle tecniche che seguiranno; i presenti sono immediatamente affascinati ed interessati.
Nonostante l'impegno e la volontà di insegnare un gokyo, non è possibile seguire la scaletta; l'assimilazione del gesto tecnico e del feed back informativo che segue è impegnativo.
Allenare poco più di due esercizi e prendere visione dei riferimenti, è tutto quello che il tempo a disposizione permette di proporre.
Segue dunque, la parte dedita al Ken Jutsu.
I partecipanti si muniscono di bokuto (riproduzione in legno della katana Giapponese, ne conserva la forma, la bilanciatura e, nel caso di alcune scuole, anche il peso. Viene utilizzato nel Kendo come spada per l'esecuzione dei kata. Ogni scuola antica, ha elaborato nel tempo, una forma specifica di Bokuto o Bokken adatto al proprio stile (fonte, -wikipedia-).
Si rappresenta il saluto, nelle varie forme, tante le informazioni, e le chicche, che i docenti regalano ai partecipanti, sempre più concentrati ed attenti a cogliere ogni minimo dettaglio.
Con le guardie della scuola, tecniche di maneggio e di disarmo, si conclude anche la terza ora di keiko.
Sul parterre non si nota nessun segno di stanchezza... un velo di misticismo aleggia nell'aria.
E' il tempo di spada, quella vera, ci si munisce di iai o katana e si forma il "buco alla ciambella" con il Koden Enshin iai suemonogiri kenpo (Kenpo ?? È il nome di diverse arti marziali giapponesi. La parola Kenpo è una traduzione Giapponese della parola Cinese "Quán f?".
Questo termine è spesso informalmente traslitterato come "Kempo", non riuscendo a utilizzare un macron per indicare la vocale lunga. La genericità del termine è combinata con la sua diffusione, adozione culturale nella comunità di arti marziali ha portato a molte definizioni divergenti-wikipedia-); i cinque kata shoden, vengono rivisitati nei minimi particolari, e proposti con varianti e indicazioni di estremo interesse.
Quattro ore e trenta di seminario; tutti hanno dato il massimo, compresi alcuni piccoli praticanti presenti.
Si conclude con la consegna degli attestati di partecipazione, il silenzio accompagna la cerimonia; rituale, forma di rispetto, il silenzio, deve essere considerata disciplina spirituale.
Nelle religioni Orientali, nel contesto Induista, il silenzio è una delle forme di sadhana (disciplina spirituale).
Con silenzio e attenzione, ognuno deve sentire di ricevere il massimo, come per il docente, la consapevolezza di "far sapere".
Dagli Shoden agli Shihan, tutti, hanno ottenuto un, "significativo risultato".