Alla ricerca del “Budo perduto”

 

Dal 5 al 12 giugno 2009, la rappresentativa formata da: GSB, (il sottoscritto) Michele Julitta, Francesco Palandri, Alberto Piantanida, Samantha Vitanza e Marco Malandrino, al summit Internazionale per il 10° anniversario della Kunibakai.

L’organizzazione è diretta da Soke Kozo Kuniba, personaggio conosciuto attraverso samurai Bushido e perché invitato dalla Wasi Italia per tenere seminari e presenziare al memorial “Shogo Kuniba”, suo padre.

Shogo Kuniba è stato un mitico maestro di Budo; in vita gli fu conferita una prestigiosa onorificenza Nipponica: “tesoro nazionale per l’arte del maneggio della spada” e dopo la morte onorato del grado di 10° dan dalla federazione nazionale JKF affiliata alla WKF.

Ci sarebbe molto da raccontare sulla permanenza in Giappone, ma certo che il Dott. Bertoletti darà spazio a tutti è il caso di dire, senza voler cadere nella retorica, “largo ai giovani!”.

Per cui preferisco argomentare su quello di cui mi occupo e mi sono occupato per gran parte della mia esistenza: “Arti Marziali e Budo”.

Nell’ambito della perimetrazione del famoso Osaka Castle la visita al tempio del Kyudo, il “Japanese Archery Hall”, dove spirito e rigoroso cerimoniale regnano sovrani.

La pratica del Kuydo (Via dell’Arco) richiede estrema concentrazione e spirito.

“Uno spirito forte è come un fiume calmo in superficie ma con una tremenda potenza nascosta nelle profondità”.

Gli arcieri moderni non sono disposti a seguire le rigorose procedure cerimoniali del Kyudo, sostenendo che l’auto controllo soffoca la creatività, allontanandosi dalla vera essenza Zen del Kyudo tradizionale.

I riferimenti e le procedure per la pratica del Kyudo sono state tramandate da generazioni di Insegnanti. Sono destinate a far sì che l’arciere entri in una condizione di coscienza nota come mushin (“nessuna mente”).

Il Kyudo, è considerato come l’arte nobile e pura delle arti marziali collegate allo Zen.

In suo antico nome era KyuJutsu (tenica dell’arco per la guerra), che comprende, appunto, le abilità tecniche dell’arciere guerriero.

Il Kyudo moderno si esercita, soprattutto, come metodo di esercizio fisico, morale e spirituale.

L’essenza è il conseguimento della verità, qualità, bellezza.

Il colpo perfetto non è quello che colpisce il centro del bersaglio, ma quello in può dirsi che la freccia ha raggiunto il centro del bersaglio prima di essere scoccata.

Il Kyudo non è una religione sebbene influenzato da due scuole di filosofia orientale: Zen e Shintoismo.

Il rituale dell’uso di arco e frecce è stato parte dello Shintoismo per oltre 2000 anni.

L’influenza Zen è più recente, del periodo Kamakura (1185-1333).

Divenne ancora più intensa nel XVII/XVIII sec., durante un periodo di pace, i guerrieri arcieri adottarono lo Zen come loro metodo di addestramento morale.

E’ mattina, con estrema cortesia e gentilezza, l’invito ad entrare nel dojo.

Il rumore degli otturatori delle fotocamere, la presenza di noi gaijin (stranieri) forse turba, forse fortifica lo spirito, non saprei; ma siamo li e non ci facciamo sfuggire l’occasione di assistere alla vestizione, alla preparazione, alla pratica.

Tra di noi è delirio:”guarda quello”, “vedi l’altro”, “che centro”, “che bravi”.

Per quanto mi riguarda devo sottolineare che le mie attenzioni sono tutte per un anziano arciere: età 80 anni, forse più, le gambe quasi non lo reggono tanto da non poter assumere il seiza (posizione raccolta), ma con estrema caparbietà, probabilmente anche caricato dalla nostra presenza, ci delizia di ottimi tiri; il campo di tiro è lungo circa 50 metri ed i centri sono poco più di 1 metro di circonferenza.

Ci allontaniamo con reverenza e saluti ricambiati, segno che la nostra presenza è stata più che gradita!

All’Hombu dojo di Soke Kozo Kuniba il profumo del tatami di ciliegio, costruito dal famoso padre, si impregna l’aria.

Le foto ed i vecchi certificati appesi alle pareti vengono immortalati.

Kozo, classe 1960, 5° Soke del Motobu ha Shito ryu karate, la più antica scuola Okinawense di shito ryu, è a dir poco, raggiante; un’ora di presentazioni e complimenti prima di iniziare con il rei!

Per non andare troppo indietro ricordo nonno Kosei Kokuba, figlio di un ramo della famiglia reale Okinawense.

Nato nel 1901, nel 1924 lasciò la sua patria, nel 1943 fondò il Kokuba Seishinkan dojo, famoso luogo di incontro per gli uomini di Osaka del Budo e del Karatedo.

Soke Kuniba, forse per dimostrare la propria “apertura mentale” o per etichetta, al termine del tour Kyoto/Nara (il gruppo è numeroso, un bus intero) ci invita  a visitare un “dojo di altri tempi”.

Dopo aver fatto 3 piani di scale ci ritroviamo di fronte ad una “foto indimenticabile”, per un attimo è sembrato di essere nel XIX secolo!

Nel piccolo dojo tutti aspettavano in un perfetto quadro ottocentesco.

Il malato Soke, allievo e della stessa leva di Shogo Kuniba, Figlio e Moglie attuali rappresentanti della scuola seduti con i ragazzi, tra loro un anziano karateka, tutti pronti per la foto ricordo. Immaginatevi l’espressione dei nostri volti (specialmente degli Americani) di fronte a tale visione.

Foto e convenevoli vengono a breve surclassati dal nervosismo ed imbarazzo dei piccoli praticanti; l’applauso dei presenti, dopo l’esecuzione di heian godan da parte primo piccolissimo bambino, distende gli animi. A questo punto tutti vogliono farsi notare; persino l’anziano karateka (75 anni) si cimenta in bassai dai. Dopo aver assistito all’esecuzione di numerosi kata Motobu ha shito ryu di karate e kobudo, è solo con l’ end time di Soke Kuniba che ci si appresta al saluto di commiato!

Tanti complimenti, persino il metodo molto rigido di insegnamento (l’utilizzo delle punizioni anche con una sorta di bastone corto, è normale!?!) è stato oggetto di note positive, se lo si adottasse da noi  il giorno dopo avremmo la visita forza pubblica nel dojo. Mah? Non è proprio vero che “tutto il mondo è paese”.

Nel grande dojo Kunibakai, sempre in Osaka, ha luogo l’allenamento e la presentazione dei rappresentanti stranieri.

Il Soke  vuole che ognuno si esibisca; ne scaturiscono ottime esecuzioni di kata Motobu ha di karate e Bo.

Shihan Ky Buon Tang, head Svedese (Coreano naturalizzato), ci gratifica con una prova di Iaido; la senzazione è che l’impronta del mitico Shogo (il quale nel 1983 aprì un dojo in USA dove morì di cancro allo stomaco nel 1992) sia rimasta viva: rappresentazioni decisamente interessanti.

E’ il turno Italiano e ”Spartokan” tira fuori la tecnica dal cappello. Con un esercizio dinamico si spazia tra spostamenti, evasioni, atemi, nage e kansetsu waza. Nessuno, o quasi, è in grado di eseguire l’esercizio, per cui controlli e verifiche, conferiscono a noi rappresentanti Italiani un successo inatteso.

”L’avevate preparato”?“ ci chiedono; “Non ne sapevamo nulla di questa verifica o prova” rispondiamo. “Ah, very good” è il giudizio generale.

Alla cerimonia per gli scambi dei regali GSB sfodera l’ennesimo “colpo da maestro”; siamo i primi, muniti di bandiera Italiana, a consegnare una targa tricolore ad un emozionato Kozo Kuniba.

A Shihan GS Bertoletti viene riconosciuta la vice Presidenza della Kunibakai International, è proprio vero, non so come faccia, ma il Dott. Bertoletti è veramente in ogni luogo!

In compagnia del Presidente James Herndon si visita il dojo di Shihan Yamaguchi, Senpai del Soke!

I piccoli karateka sono caricatissimi, stimolati dalla nostra presenza.

Molto bravi. Alcuni hanno poco più di 6 anni, ma con tecnica e kime eccellenti.

Le gestualità sono fotocopie di quelle degli adulti.

Ottimo lo shiai kumite: dotati di caschetto e protezioni hanno dimostrato di possedere grosse potenzialità esibendo anticipi, gyaku zuki e mawashi geri di ottima qualità.

Una bimba, fra tutti, merita le nostre attenzioni: i suoi oikomi e kizami zuki sono fantastici, il controllo, forse a causa della nostra presenza, non è un granché; alcuni giovanissimi, anche se colpiti duramente, continuano l’esercitazione: perbacco, che spirito!

Nonostante abbia scritto di pochi momenti vissuti in Giappone, mi sto dilungando, ma non vorrei finire senza citare l’incontro con So Shihan Eiji Ogasahara. L’emozione è tanta, siamo al tavolo con un mito del Budo Giapponese. Il maestro è un omone alto, fiero ed elegante, un vero Signore.

Si presenta con un pacco di vecchi Samurai Bushido e ci invita a leggere dei numerosi incontri con GSB in Italia, Francia e Giappone.

Con GSB amicizia e stima: si conoscono da 44 anni.

Con So Shihan e GSB ho la fortuna di recarmi a Kobe, al Centro Terapeutico di Medicina Tradizionale per il Judo e Jujitsu.

Un palazzo di 7 piani, alla corte del Presidente e Direttore, l’intervista per Samurai.

Come avevo anticipato la parola passa ai componenti del gruppo e naturalmente al Dott. Bertoletti.

Ringrazio tutti per la simpatia e amicizia dimostrata.

Domo arigato

Shihan Michele Julitta