GSB Team a Oleggio

19 Luglio 2009

 

Gassaku ad Oleggio

 

Domenica 19 luglio 2009 ad Oleggio (Novara) si svolge l’annuale Budo Gassaku con la direzione tecnica di Shike Giacomo Spartaco Bertoletti.

Presenti all’incontro: GSB, chi scrive (Shihan Michele Julitta coordinatore del dojo Oleggese), Shihan Luigi Cattaneo, Francesco Palandri ed il Veneto Gianni Ronchini, David Gobbi, Ezio Gheno e Gabriele Caccia, Massimiliano Manicone e Tino Bargami, Denis Sacchi, Giuliano Garbuio, ed i karatekas Alberto Piantanida, Samantha Vitanza, Marco Malandrino, già compagni d’avventura al summit Kunibakai in Giappone nel mese di giugno!

Al ritrovo per la colazione, i convenevoli;  subito al dojo per la vestizione ed il trasporto delle armi e materiale necessario al campo all’aperto delle scuole medie Verius, fantastico luogo a pochi passi dalla sede del club ospitante!

GSB ordina la divisione in gruppi, per lo studio e pratica dello yumi (arco giapponese), yari (la lancia), lo shihai kumite, dotati di shinai e bogu (armatura del kendo), ed il suemonogiri, il taglio del bambù!

Francesco Palandri Shihan, conosciuto budoka Milanese, nel frattempo, indossa un eccezionale acquisto fatto in Giappone nel mese precedente,  l’armatura del Samurai!

“L’armatura, yoroi,  in dotazione ai Samurai, risultava meno pesante ed ingombrante di quelle dei cavalieri medievali Europei.

La tipologia delle armature, rifletteva le esigenze dei Samurai, disposti a sacrificare lo spessore delle protezioni in favore di una maggiore capacità di movimento.

Nessuna armatura, costituiva una impenetrabile barriera a frecce, lance e spade dei nemici, muoversi agilmente quindi, era importante elemento per non sacrificare la propria vita!

L’armatura era segno di identificazione, di appartenenza ad un clan.

I lacci in cuoio od in seta, che univano le varie parti, venivano trattati in modo che ognuno avesse i propri colori distintivi.

Oltre che avere un significato simbolico, aveva anche utilità pratica; grazie al colore dei lacci (odoshi), i Samurai, evitavano di uccidere i loro stessi compagni nella confusione della battaglia.

Inoltre, più fitta era la trama delle allacciature in un’armatura, più elevato era il grado di nobiltà di colui che la indossava (o-yoroi).

Un altro simbolo di appartenenza e di nobiltà delle armature, in genere portato sull’elmo (kabuto) e sugli stendardi per essere visto a grandi distanze, era il mon o komon, un’emblema, un vero e proprio marchio governativo che distingueva le varie famiglie.

La componente più curiosa delle armature, erano probabilmente, le spaventose maschere (mempo), che i Samurai portavano con il triplice scopo di proteggere il volto, come base per l’elmo e per incutere timore ai nemici.

L’elmo (tatami-kabuto), solitamente in ferro; questi copricapo da guerra usati dai Samurai, erano forgiati nelle forme più strane, si caratterizzavano per un’apertura che doveva permettere al dio della guerra di ‘entrare in loro’ ed aiutarli in battaglia.

L’effetto spaventoso, dovuto all’imponenza dell’armatura e delle decorazioni, veniva amplificata, da lunghi mantelli, cappe e soprabiti, che trasformavano i Samurai in ‘veri giganti’!

Tra le ‘curiosità’ in dotazione ai Samurai, vi era una sorta di salvagente, utile per l’attraversamento dei fiumi, inoltre tre sacche che si portavano appresso durante le campagne militari: una sacca conteneva cibo, una seconda, solo riso, la terza per le teste mozzate dei nemici uccisi”!

Il gruppo di budoka si appresta all’allenamento di shihai kumite, con la supervisione di Shike GSB, si studiano le tecniche tradizionali di kihon della spada giapponese; grandi spostamenti e colpi decisi, gli shinai colpiscono ripetutamente le armature da Kendo in dotazione.

“Kendo, letteralmente, via (do) della spada (ken), è la derivazione moderna delle antiche scuole di spada Giapponese (Ken Jutsu).

In sostituzione della spada, viene utilizzato lo shinai, un bastone formato da quattro stecche di bambù, per i combattimenti in armatura (bogu), ed il bokken o spada di legno, per l’esecuzione dei kata.

Il kendo, è inserito in Giappone, come materia di studio sino dalle scuole elementari.

E’ considerato sport, ma conserva lo studio della cultura e filosofia del combattimento.

Lo sforzo da compire durante l’allenamento, tende allo sviluppo della maturità spirituale dell’individuo, la sua abilità interiore.

Il corpo durante lo shihai kumite, viene protetto dal bogu, formato da una maschera (men), una corazza anteriore (do), dei guanti imbottiti (kote) ed uno spesso gonnellino (tare).

Effettivamente il termine Giapponese utilizzato riferendosi all’armatura del kendo, non è bogu ma ‘kendo-gu’!

L’utilizzo della parola bogu, sembra essere comparso nel periodo Edo (1600-1867). Inizialmente fu utilizzato in ambiente militare nel periodo Meiji (1868-1912), quando l’esercito Giapponese fu reimpostato basandosi sul modello Francese.”

Shihan Luigi Cattaneo, intanto coordina il programma di yumi e yari.

“il Kyujutsu, fu una delle arti più sviluppate in Giappone. Certamente considerata la più nobile, e la più antica, se si constata che fino al X sec. il Bujutsu (arte del combattimento), venne identificato come la ‘via dell’arco e del cavallo’. Per i Bushi (guerrieri) il dio della guerra (Hachiman) era chiamato Yumi-ya no Hachiman.

Arma nobile e aristocratica, lo yumi, venne utilizzato in guerra sia dai guerrieri di rango, che, a partire dal XV sec., dalle truppe.

L’arco fu così radicato nella mentalità e nella quotidianità Giapponese, che nemmeno le armi da fuoco nel XVI sec., riuscirono a soppiantarlo: con la spada, ha rappresentato l’ultimo baluardo di una cultura che attraverso l’arma favorì e coltivò la ricerca dell’arte, gestualità e spirito!

Lo yari, fu il tipo di lancia più comune.

Era munito di punta diritta a doppio taglio, e fornito di codolo (nakago) inserito in una lunga impugnatura di legno.

Fu impiegato dai Bushi di rango elevato, che, a cavallo, lo portavano fissato alla staffa per mezzo di un particolare supporto (yari-ate), e dai fanti che lo trasportavano sulla schiena”!

Ottima la prova di suemonogiri, il tradizionale taglio del bambù.

Una esecuzione applicando il kata tendo (la legge dell’universo) ed una libera con tre tagli.

“Il suemonogiri, è la prova pratica eseguita con lo shinken o nihon.to la classica spada Giapponese impropriamente chiamata katana.

Questa pratica richiede impegno ed abilità nel maneggio dell’arma.

Notevoli rischi vengono consociati a tale pratica, ragion per cui si consiglia debba sempre essere supervisionata da qualcuno che abbia familiarità con la sua esecuzione.

Un sostegno, od alcuni, vengono accuratamente preparati, sopra di esso viene posto uno o più bambù!

Si tenga presente che il suemonogiri è un rito, il bambù rappresenta il corpo e spirito; il legame con il praticante, la spada, gli osservatori o presenti deve essere tutt’uno.

Un po’ come avviene nel kyudo con la freccia, non conta tanto il tagliare il bambù, quanto la parte tecnica, il saho, ed il raggiungimento della condizione mentale, il mushin (nessuna mente)!”

Un keiko all’insegna del budo tradizionale; bun bu ittai,(cultura e tecnica camminano insieme), ed il nostro, è un gruppo che segue la tradizione, anche stimolati da antiche citazioni Giapponesi.

La mattinata termina con il party offerto dal sottoscritto.

Per una volta i tempi sono stati seguiti alla lettera, per forza aggiungo, l’aereo per la Bulgaria non attende nessuno…compreso   Spartaco Bertoletti, che non smentisce la sua proverbiale vitalità, finito il party, via, in un’altra nazione a promuovere il budo!

Concludo con l’aforisma del Samurai inviatoci da GSB.

“Considera le cose di grande importanza non troppo seriamente.

 Considera le cose di poca importanza con la massima serietà”.

Yamamoto Tsunetomo (1659-1719)

 

Domo arigato

Shihan Michele Julitta