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LA PRESSIONE ARTERIOSA

 

Relatore M° Michele Iulitta

 

MANTENERE SOTTO CONTROLLO UNO DEI PIU’ FORTI DISTURBI DEL MONDO OCCIDENTALE, L’IPERTENSIONE.

"Se un giorno il nostro medico curante ci dovesse prescrivere, invece della solita pastiglia farmaceutica, una cura base di "attività aerobica", 3 volte la settimana, non stupiamoci", è quanto suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle linee guida per la prevenzione all’ipertensione.

E’ noto che la pressione aumenta durante l’attività fisica, per poi diminuire subito dopo la prova.

L’aumento pressorio tuttavia, si verifica, anche in presenza di particolari stati d’animo. Un cuore abituato agli sbalzi pressori, reagirà meglio alle scariche di adrenalina (sostanza liberata dai surreni su stimolazione del sistema nervoso), che tutti noi produciamo quando ci arrabbiamo.

E’ quello che gli "addetti ai lavori" definiscono "effetto training" e che si rileva particolarmente efficace nelle ipertensioni cosidette "border line" (al limite di rischio); ma che, per lo meno all’inizio, non prevede cure di tipo farmacologico, per tenere i valori pressori sotto controllo.

Per tenere la pressione sotto controllo, sono comunque consigliabili, tutti quegli sport aerobici, attività di lunga durata, che consentono prestazioni di non alto livello, e che coinvolgono un’ampia massa muscolare.

Diverso invece il discorso relativo agli sport cosidetti anaerobici, che impegnano solo alcuni distretti muscolari, e richiedono intense prestazioni da parte dell’organismo in un breve spazio di tempo: tennis, corsa veloce, sci da discesa, squasch, body building; dove la pressione arteriosa raggiunge livelli molto elevati che alla lunga potrebbero avere effetti negativi a livello cerebro-vascolare.

Anche le attività di gruppo, sport difficili da programmare come prestazioni di tipo terapeutico, perchè il coinvolgimento individuale risulta estremamente variabile nell’ambito del gruppo; da praticare dunque con certa prudenza.

I valori pressori nel 90% dei casi si innalzano senza che il soggetto avverta sintomi particolari, fino ad aver procurato all’ipertensione il nome di "killer silenzioso"; scoperto il disturbo, ormai il danno è fatto: danni renali, e disturbi alle retine, ma soprattutto il sistema cardio circolatorio ne fanno le spese, aumentando i rischi di ictus ed infarto.

Con il termine di "pressione arteriosa" si intende la forza che il cuore esercita la sua contrazione per spingere il sangue nel sistema circolatorio costituito da arterie e vene.

Si considerano due parametri, la pressione massima o sistolica, che corrisponde al massimo della spinta che il cuore impartisce al sangue; e la minima o diastolica, che viene registrata nell’intervallo tra una contrazione e l’altra.

I rispettivi valori di pressione vengono espressi in millimetri di mercurio(mmHg) e la misurazione, è fatta con uno strumento detto "sfigmomanometro".

139/89 sono i valori di pressione arteriosa che l’organizzazione Mondiale della Sanità indice; ciò significa che valori di 140/90 sono segnali di ipertensione, da tenere a bada anche e soprattutto con lo sport.

I valori pressori, inoltre, tendono ad essere più elevati nell’uomo rispetto alla donna, ciò è dovuto verosimilmente alla differenza di massa corporea; ma dopo i 50 anni, con l’arrivo della menopausa, la donna diventa più a rischio che l’uomo.

Ricerche, hanno poi dimostrato, che chi ha entrambi i genitori ipertesi, possiede il 60/70% delle possibilità di diventare iperteso nel tempo, mentre con un solo genitore, la percentuale a rischio scende al 30-35%.

C’è anche chi soffre del problema inverso, cioè l’ipotensione.

Assai meno diffuso (rapporto 1 a 50) è una condizione favorevole al cuore, al quale vengono risparmiate tante fatiche; per non creare un sovraccarico eccessivo, si suggerisce di svolgere attività aerobica con frequenze e tempi tendenzialmente bassi più volte la settimana.

Tra gli elementi che concorrono allo sviluppo di una tendenza alla pressione alta, un ruolo di primo piano spetta all’alimentazione.

Soprattutto un abuso di sodio(sale) e un eccesso di calorie e di grassi possono portare all’ipertensione o comunque alla formazione di placche di grasso nelle arterie (aterosclerosi) che, ostruendo le vie circolatorie, determina il rialzo della pressione arteriosa.

Peso sotto controllo, morigeratezza a tavola, regolare attività fisica; ridurre al minimo o evitare l’assunzione di alcolici e super alcolici, anche il fumo può essere significativo per sbalzi pressori: sono le condizioni necessarie per evitare guai.

 

FUNZIONE CARDIACA

Il cuore è formato da un tipo di muscolo striato particolare; è un muscolo cavo al suo interno, diviso in quattro camere, due atri(dx e sx) e due ventricoli (dx e sx). Il sangue arriva agli atri attraverso le vene (le due vene cave a dx le quattro polmonari a sx), passa dagli atri ai ventricoli attraverso le valvole atrio ventricolari, dai ventricoli alle arterie (orta o polmonare) mediante le valvole semilunari. La funzione delle valvole consiste nell’impedire, chiudendosi, riflussi di sangue in direzione opposta a quella fisiologica normale; anomalie della funzione valvolare sono alla base di molti dei soffi cardiaci.

Una caratteristica fondamentale del muscolo cardiaco è la sua eccitabilità.

La capacità del cuore di autoeccitarsi deriva dalla presenza di cellule particolari, chiamate pace-maker, ovvero generatrici di ritmo, in cui spontaneamente nascono potenziali elettrici ad un ritmo regolare e costante (in condizioni standard circa 70 volte al minuto). Il centro pace-maker principale nel cuore è sito all’interno dell’atrio di dx; da qui partono impulsi che si propagano dapprima agli atri, poi ai ventricoli, suscitandone la contrazione. Nascita e propagazione dell’eccitamento elettrico nel cuore possono essere studiati mediante, l’elettrocardiogarmma (ECG).

L’attività del cuore segue un andamento regolare, detto ciclo cardiaco. Il primo evento del ciclo è rappresentato dalla contrazione o sistole atriale, in seguito alla quale una certa quantità di sangue viene spinta dall’interno dell’atrio verso la cavità ventricolare, attraverso le valvole atrio-ventricolari aperte. Appena cessata la sistole atriale, prende avvio la sistole ventricolare, caratterizzata da due distinte fasi:

sistole isometrica (o isovolumetrica): in seguito alla contrazione delle pareti del ventricolo, si chiudono le valvole atrio-ventricolari e, poichè le semilunari sono ancora chiuse, non si ha accorciamento delle fibre muscolari, ma solo aumnento della pressione del sangue contenuto all’interno del ventricolo.

quando la pressione endoventricolare supera la pressione del sangue contenuto nelle varie arterie, le valvole semilunari si aprono ed il sangue può uscire dal ventricolo. Questa è la fase di sistole ventricolare isotonica, o fase di eiezione.

Il ventricolo infine cessa di contrarsi ed entra in diastole (rilasciamento). La caduta di pressione all’interno del ventricolo determina dapprima chiusura delle valvole semilunari, poi riapertura delle atrio ventricolari, essendo ormai la pressione del ventricolo al di sotto di quella atriale.

Nel cuore che batta alla frequenza di circa 70 pm, la durata della sistole ventricolare è di 0,3 sec., mentre la diastole dura circa 0,55 sec. La quantità di sangue espulsa ad ogni contrazione da ciascun ventricolo è di circa 70-80 millilitri, e prende il nome i gittata sistolica. Moltiplicando questa per la frequenza cardiaca, abbiamo il volume minuto circolatorio (detto anche portata o gittata cardiaca), ovvero la quantità di sangue pompata da un ventricolo in un minuto; normalmente corrisponde a circa 5-5,5 litri di sangue/min.

Gli eventi del ciclo cardiaco sono praticamente sincroni nelle due parti, dx e sx, del cuore, mentre sono profondamente diversi i valori di pressione sviluppati: nel ventricolo di dx sviluppa pressioni pari a circa 20-25 mmHg. Ne consegue che il lavoro svolto dal ventricolo di sx è di circa 5-6 volte superiore a quello dx.