INDICE

PREFAZIONE 2
KUMITE 3
PUNTI ESSENZIALI DEL JIYU KUMITE 4
OBBIETTIVI 6
SEN NO SEN 7
GO NO SEN 8
TECNICHE 9
INDICAZIONI 11

PREFAZIONE

Gli uomini da decenni hanno visto crescere considerevolmente il numero di praticanti di karate · do in tutto il mondo.

Giovani ed anziani di tutti i ceti e professioni ne sono stati attratti ed hanno intrapreso la pratica.

Ma il crescere della popolarità, non ha fatto sempre felice interpretazione dell’arte, chi lo considera spettacolo, mera forma di offesa, esibizione pura, ecc.; ci si rammarica se il karate viene praticato soltanto come sistema di combattimento.

Le tecniche si sono sviluppate e perfezionate nel corso di lunghi anni di studio e pratica; ma per impiegarle occorre anche comprendere l’aspetto spirituale che deve avere un ruolo predominante. Infliggere colpi devastanti con mani e piedi è stato senz’altro il primo obbiettivo di questa arte marziale, ma l’aspetto spirituale è stato enfatizzato persino dai primi adepti.

Praticare significa che, corpo, spirito, umiltà, cortesia e giusta etichetta con avversari e compagni d’allenamento siano in sintonia.

Si può considerarsi veri praticanti quando gli aspetti sottolineati hanno raggiunto equo livello. Intraprendere le competizioni, trascurando le tecniche di base, praticare il jiyu kumite prematuramente, renderà l’atleta incapace di indirizzarsi sulla via (do) da inseguire.

Il desiderio di vincere, di mirare alla pura esibizione è del tutto sconveniente, quando ciò avviene non vi è più il giusto “indirizzo”.

Lo scopo del karate · do non è stabilire chi vince, ma di formare il carattere attraverso la pratica.

É attività che rende padrone di tutti i movimenti del corpo, liberamente ed uniformemente.

L’essenza è il kime, che significa eseguire un attacco esplosivo diretto al bersaglio impiegando la tecnica appropriata e la massima potenza nel più breve tempo possibile.

(Era in uso un tempo l’espressione ikken hissatsu che significa “uccidere con un solo colpo”).

Una tecnica carente di kime non può essere considerata karate · do. É comunque necessario sottolineare che la tecnica del karate · do deve essere portata con il “controllo prima del contatto con il bersaglio” (sun dome; un sun equivale a circa 3 cm.).

La conseguenza è il problema di come sanare la contraddizione che sussiste tra kime e sun dome.

Si stabilirà quindi, convenzionalmente il bersaglio appena prima del punto vitale dell’avversario; lo si potrà “colpire” controllando nello stesso tempo il corpo senza arrivare al contatto.

La qualità necessaria per arrivare a questo è l’autocontrollo.
 

KUMITE

Il kumite è l’applicazione delle tecniche allenate nel kihon (fondamentali) e kata (forma). In pratica i progressi nel combattimento dipendono direttamente dai miglioramenti avuti nelle altre specialità.

 

Vi sono quattro tipi di kumite:

.     Gohon o san bon kumite

.     Kihon ippon kumite

.     Jiyu ippon kumite

.     Jiyu kumite

 

Nel gohon (cinque) o san bon (tre) kumite, i contendenti si pongono ad una distanza di circa 2 o 3 metri (secondo se l’esecutore dell’attacco scende in kamae (guardia) indietro 2 metri, o in avanti 3 metri); dopo aver stabilito l’attacco (solitamente oi zuki jodan o chudan) si eseguiranno tre o cinque attacchi in avanti ed in linea retta.

Chi si difende eseguirà le parate ed il contrattacco all’ultima tecnica.

 

Per il kihon ippon kumite un solo attacco. Colui che si difende avrà la possibilità immediata di eseguire uno spostamento ed il contrattacco.

 

Nel jiyu ippon kumite, entrambi i contendenti si portano in kamae. Dopo aver stabilito l’attacco si porta la tecnica; chi si difende applicherà liberamente (in movimento) le tecniche più congeniali. É detto anche jissen kumite (combattimento reale).

Chi attacca, sfruttando il maai (distanza) e kokyu (respirazione) e facendo uso di finte, sfrutta qualsiasi occasione che gli si presenta con la scelta del tempo e perfezionerà i suoi attacchi. Chi para, avanza, indietreggia o esegue un qualsiasi spostamento, applica le sue tecniche e contrattacca.

 

Nel jiyu ippon kumite vengono applicate tutte le modalità di attacco e difesa nelle varie direzioni. É il gradino preliminare al jiyu · kumite, dove i contendenti si fronteggiano e possono applicare le tecniche liberamente, anche simultaneamente, per questo è poco raccomandabile ai principianti. In esso sono proibite alcune tecniche ed alcuni punti di bersaglio del corpo.

Incomincia a diffondersi nel karate · do verso la fine degli anni venti; appare ufficialmente in una manifestazione pubblica nel 1936 in Giappone.

Più avanti con l’inevitabile sviluppo del karate come sport, si sono resi necessari più approfonditi studi sul jiyu kumite.
 

PUNTI ESSENZIALI DEL JIYU KUMITE

Kamaekata · guardia

Deve consentire il movimento in tutte le direzioni, sia per gli attacchi che per le difese. Si manterrà il corpo in hamni (semifrontale). Busto eretto, sguardo frontale; il braccio in avanti protegge il fianco puntando in direzione del viso dell’avversario, l’altro piegato vicino al plesso solare.

Il baricentro si trova in posizione naturale.

Tachikata · posizione

Flessibile con i piedi rivolti verso l’interno. Ginocchia flesse e distribuzione del peso in egual misura sulle gambe. La forza è concentrata nelle piante dei piedi.

Me no tsukekata · direzione dello sguardo

Occorre vedere tutto, dalla testa ai piedi; bisogna fissare lo sguardo, come se fosse diretto verso un oggetto più lontano.

Maai · distanza

Punto importante nella strategia del kumite. Può essere definito come la “misura” utile da cui è possibile effettuare una tecnica; viceversa è nello stesso tempo la “distanza” da cui si può evitare un attacco.

Il maai varia a seconda delle caratteristiche fisiche e tecniche, ma teoricamente significa “mantenersi lontano dall’avversario standogli il più vicino possibile”.

Waza o hodokoso koki · momento psicologico per l’esecuzione della tecnica

Lo sfruttamento dell’“apertura nei movimenti” è l’esempio più semplice di questa “esercitazione”.

>    Quando la mente dell’avversario è concentrata sul proprio attacco, non avrà sufficienti difese, in quel breve lasso di tempo si potrà avere un’apertura.

>    Non appena la tecnica dell’avversario si arresta dopo una serie di attacchi; avendo   temporaneamente  esaurito  la  strategia,  contrattaccare   istantaneamente.

>    Durante l’esitazione o il ritirarsi di fronte all’atteggiamento dell’avversario nel momento di una tecnica, non si riuscirà a lanciare l’attacco, il corpo risulterà contratto, si creerà un’apertura mentale. É l’occasione per un improvviso attacco.

>   Non trovando aperture, è possibile impiegare finte per distrarre l’avversario. Occorre avere un grande controllo psicologico ed attaccare con determinazione nel momento più opportuno.

L’allenamento del jiyu kumite dovrà essere effettuato con attenzione, coordinato tra la pratica del kihon, kata ed ippon kumite, per arrivare a padroneggiare tecniche forti e decise.

OBBIETTIVI DELL’ALLENAMENTO

Gohon o sanbon kumite

>    Lo scopo è quello di assimilare le tecniche di attacco e difesa dal punto di vista pratico e formale. Significa perfezionare le tecniche di base.

Kihon ippon kumite

>   Impratichisce a contrattaccare con potenza impiegando le tecniche fondamentali.

>    Assimilare l’uso corretto del maai.

>    Sviluppare la capacità di scegliere la tecnica appropriata e decisiva (kime waza).

> Assimilare il tempo di parata; “vedere tutti i movimentidell’avversario, aspettare fino all’ultimo per poi parare rapidamente e con forza.

>   Imparare a fare buon uso delle posizioni eseguendo le parate.

Jiyu ippon kumite

 

>    Rappresenta lo stadio preparatorio al jiyu kumite. Gli scopi finali del karate·do, goshin e jissen, (autodifesa e combattimento reale) devono essere ben definiti.

>   Essendo la distanza libera, attacco e difesa vengono applicati in modo più realistico.

>    Acquisire la capacità di parare in un respiro (ichibyoshi).

>    Si sfruttano le opportunità anche se si verificano una sola volta.

>    Si padroneggiano i vari metodi di contrattacco impiegando tecniche forti, decise, mutevoli, movimenti di gambe e tai sabaki.

Jiyu kumite

>    Assimilare e sfruttare il maai

>    Assimilare kake (agganciare) e kuzushi (demolire)

>    Sfruttare le opportunità

>    Comprendere l’importanza di trasformare la difesa in   attacco

>    Studiare il go no sen e se no sen

>    Imparare a valutare le situazioni che si presentano

>    Studiare il tai sabaki

>    Allenarsi con determinazione e serenità.

SE NO SEN           PRENDERE L’INIZIATIVA IN ANTICIPO

Nel karate la scelta del tempo È talmente critica che persino uno scarto di millesimo di secondo può rovesciare la situazione rendendo vittima chi poteva risultare vincitore.

 

>    Mantenere l’assetto ed il controllo delle proprie facoltà dopo l’attacco (zanshin).

>    Assimilazione profonda della pratica del sabaki (spostamento).

>    Tempismo, “vedere” tutti i movimenti dell’avversario, “conoscere” il bersaglio.

>    Tecnica di “copertura simultanea”(braccio che difende).

>    Ritmo, con il quale è possibile prendere l’iniziativa, quando non si è ancora deciso se eseguire una tecnica, è più opportuno rompere il maai; non appena ristabilito eseguire la tecnica senza esitazione.


 

GO NO SEN          PRENDERE L’INIZIATIVA IN RITARDO

Consiste nel portare l’avversario a compiere azioni vantaggiose per le proprie e, quindi concludere secondo il proprio ritmo.

>    Essenziale è il kihaku, cioè lo spirito. Surclassare l’avversario col proprio spirito fino a costringerlo all’azione e batterlo.

>    Abilità di fare arrivare una tecnica fino a distanza ravvicinata, riuscendo a parare e contrattaccare.

>    L’efficacia di una parata accresce quando ad essa segue istantaneamente l’eliminazione dell’equilibrio dell’avversario.

>    Assumere un kamae frontale per poi passare in un’altra posizione senza spostare i piedi, schivare una tecnica spostando il tronco indietro per portarlo poi in avanti e contrattaccare; sono tecniche essenziali per il go no sen.

TECNICHE

La tecnica di calcio ha la caratteristica di poter partire da molto lontano.

Equilibrio e dinamismo sono essenziali per avere la massima efficacia.

Per riuscire nel se no sen con le tecniche di gambe, si dovrà sollevare con la massima velocità il ginocchio con cui si esegue il colpo. L’equilibrio della gamba di sostegno dovrà essere perfetto.

Nell’allenamento si dovrà tenere presente:

>    movimento breve, calcio lungo, veloce e potente

>    importante è l’utilizzo del keri-nuke, (consiste nell’attaccare di calcio e spiazzare contemporaneamente l’avversario)

>    allenare i cambiamenti di tecnica (henza waza).

Mawashi geri (calcio circolare)

Arriva al bersaglio come vera sorpresa. Bisogna possedere, buona potenza, elasticità.

La traiettoria deve essere ampia, la caviglia ruotare correttamente, il piede arrivare al bersaglio diagonalmente e verso il basso.

Per progredire occorre allenarsi a calciare il ginocchio all’altezza del torace.

Kizami-geri (calcio improvviso)

Va eseguito con la gamba anteriore, è un’efficace “arma” del kumite.

>    Fondamentale è il movimento di scatto del ginocchio.

>    Occorre flettere a fondo la caviglia della gamba di sostegno mantenendo la punta del piede ben aderente al suolo per l’equilibrio del braccio e, coordinare efficacemente i movimenti del “cinto inferiore”.

Tecnica interessante e molto usata nel jiyi kumite è uraken uchi (percossa con il dorso della mano)

Rapporto strettissimo con la tecnica di percossa è il maai e lo spostamento del corpo (tai sabaki).

Applicare l’uraken uchi con la rotazione dell’anca (koshino kaiten) e controrotazione (gyaku hamni).

Gamba anteriore e posteriore possono essere usate come perno (jiku ashi).

L’utilizzo del suberikomi (scivolare nella guardia dell’avversario) del nagashi (fluente) e tenshin (rotazione), hanno strettissima attinenza con la tecnica di percossa.

La parata nel karate, può trasformarsi come forte tecnica decisiva (kime · waza).

Uke kime (ichijo), parata e kime sono una cosa sola.

Gambe e braccia “forgiate” dal duro allenamento possono produrre eccezionali colpi.

 

Il vero spirito è sapersi difendere senza recare offesa.

INDICAZIONI

>    Corpo flessibile, buona tecnica, riflessi eccellenti e coraggio, sono le caratteristiche necessarie per applicare con maestria le rotazioni, spostamenti, proiezioni e tecniche mutevoli.

>    Con agile lavoro di gambe è possibile effettuare spostamenti in tutte le direzioni: avanzare, indietreggiare, muoversi lateralmente incrociando i piedi, scivolare, ecc.

>    Essere un buon combattente vuol dire padroneggiare qualsiasi tecnica; capacità che è frutto del corretto impiego e combinazione degli spostamenti con le tecniche fondamentali.

>    Bisogna essere in grado di portare attacchi di ampio raggio, e se insufficienti, di progredire con tecniche corte a distanza ravvicinata, senza lasciare all’avversario un attimo di respiro.

>    Strategia, varietà di tecniche.

>    Mai compiere movimenti superflui.

>    Battere gli avversari provocando una reazione.

>    Applicazione del sei (tempo) e do (opportunità).

>    Ritmo, versatilità. 

>    Tecniche penetranti.

>    Sfruttare la più minuscola apertura.

>    Confondere l’avversario, “leggere” i suoi movimenti, eseguire tecniche continue con tempismo precisione e rapidità.

Sono il risultato del continuo allenamento accumulato negli anni.

      Bibliografia consultata ed utilizzata:

      “Super karate”, M. Nakayama, vol. 3, Kumite/1

      “Super karate”, M. Nakayama, vol. 4, Kumite/2