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 K A R A T E

HANDICAP E ATTIVITÀ MOTORIA

Il grado di insufficienza mentale è ricavato attraverso test che valutano le competenze di base del bambino o tramite test che valutano le capacità prestazionali.

E’ importante comprendere che un test, non arriverà mai a misurare la competenza di base,in quanto si limita a valutare il rendimento del giorno di somministrazione del test stesso.

I tipi di test usati oggi sono:

  • Il Bayley Scales of infant Development, usato per bambini al di sotto dei tre anni.

  • Lo stanford-Binet, usato con bambini dai tre ai sei anni.

  • La Wechsler Intelligence Scala for Children e lo stanford-Binet aggiornato con bambini dai sei ai quattordici anni.

Questi procedimenti producono un punteggio detto quoziente di intelligenza (QI), che è conteggiato attraverso due modalità:

*rapporto tra età mentale ed età cronologica in anni e mesi, moltiplicato per cento;

*confronto diretto tra la prestazione del bambino e quella di un ampio gruppo di altri soggetti coetanei.

In tutti e due i casi un QI pari a cento rappresenta la normalità, punteggi più alti o più bassi indicano prestazioni superiori o inferiori alla media.

La maggior parte dei bambini, circa i due terzi, ha un QI nella fascia compresa tra 85 e 115 (Bee, 1992).

In base a questo quoziente intellettivo ci troveremo di fronte a diversi gradi di deficit mentale riassunti nella tavola di Kobi, illustrati nella tabella (Orsatti 1995).

Tavola schematica dei differenti gradi di handicap mentale e del loro riconoscimento

Secondo Emil E. Kobi

Quadro psichiatrico pedagocico

Diagniostica intellettuale

Quadro psicologico e di apprendimento

Quadro pedagocico e curativo

Deficenza mentale oligofrenia

Difetto di intelligenza

Apprendimento ridotto

Deficenza e handicap mentale

Debilità livello di sviluppo massimo 12 anni

QI: 75-55

Livello di apprendimento verbale semplice, uso di simboli e astrazioni

Scolarizzazione limitata, in teoria formazione tecnica possibile

Forme intermedie: impedimento di apprendimento handicap mentale

 

 

Maggiori probalità di plurihandicap

Imbecillità: livello di sviluppo massimo 7 anni

QI: 55-35

Livello di azioni coordinate, pensate e comprese; apprendimento da dimostrazioni

Formazione pratica per semplici mestieri e autosufficenza

Idiozia: livello di sviluppo massimo 2 anni

QI: 35 e meno

Livello di azioni stereotipe, riflesse su stimoli semplici; apprendimento per riflessi

Solo semplici occupazioni possibili: singole azioni, pulizia personale, stimolazione

Questo tipo di rilevazione è utile ma va usata con la massima cautela, non essendo a tutt’oggi chiaro il suo valore prognostico.

Spesso gli psicologi hanno usato il punteggio ottenuto dai test che misuravano il QI per predire il rendimento scolastico.

Le conclusioni di molteplici ricerche enunciano che la correlazione tra il punteggio ottenuto in un test ed i suoi voti è circa di 0,60.

Da questa forte correlazione si dovrebbe dedurre che i ragazzi con un QI alto rendano di più a scuola, ma poi non si spiega però i casi in cui il rendimento scolastico è soddisfacente con un QI basso e i casi di bambini con un QI alto che ottengono risultati modesti a scuola (Bee, 1992).

 

L’handicap mentale con disturbi motori cerebrali

La paresi cerebrale è un disturbo non ereditario dello sviluppo motorio causato da un danno cerebrale sopravvenuto prima, durante e dopo il parto.

La maggioranza degli handicap mentali è dovuta a lesioni intervenute durante il periodo di sviluppo.

Le cause di questi handicap sono molteplici

Possono essere conseguenti a lesioni a livello cromosomico, come nel caso di lesioni sui singoli gameti prima della fecondazione o sull’embrione in seguito; così come possono essere conseguenti a cause esterne, sia prima che durante o dopo il parto.

La frequenza dei parti a termine è di 1/ 2 : 1000, mentre nei parti prematuri scende a 1/ 2 : 100.

Il tutto è riassunto nella tabella (Orsatti, 1995).

 

MOMENTO DELLA LESIONE

Prenatale                          Prima del concepimento

Perinatale              durante il parto

Postnatale                     dopo la nascita

Di natura embrionale: Embriopatia

*parto distorcito       *distress respiratorio

*infezione del sistema  nervoso centrale              *traumi cerebrali

Di natura fetale:                   lesione ai gameti  cromosomopatie (trisomia,21)  incompatibilità gruppo sanguigno                intossicazioni                     infezioni virali                   malattie infettive                 lesioni da radiazioni                   assunzione di farmaci             fattori meccanici

Nella maggior parte dei casi è danneggiato tutto il cervello, quindi anche i disturbi conseguenti hanno un influsso sulla persona nel suo complesso.

Si differenziano tuttavia tre tipi di paresi cerebrali.

La prima è la forma spastica che è molto frequente.

Tono muscolare aumentato, pericolo di contratture

Sottogruppi secondo il danno: emiplegia, diplegia, tetraplegia.

Un movimento tipico è la rotazione interna della gamba.

La seconda è la forma atassica, dove il tono del muscolo è diminuito.

L’equilibrio e la capacità di contrazione sono fortemente disturbati.

La terza è la forma atetonica con il tono muscolare che cambia rapidamente durante i movimenti non controllati dalle estremità.

Si riscontrano spesso forme miste di questi tre gruppi di base.

I disturbi motori sono spesso accompagnati da altri disturbi (polihandicap) quali:

  • disturbi del linguaggio

  • handicap mentale nel 60/70% dei casi

  • disturbi di deglutizione e di respirazione

  • disturbi dell’udito e della vista

  • disturbi agonisti (orientamento spaziale, tatto..)

  • disturbi psichici reattivi (aggressività)

Quale conseguenza del tono muscolare alterato e dei movimenti patologici si possono manifestare contratture e dismorfismi, dovute alle posizioni errate delle articolazioni o della colonna vertebrale, che in seguito potrebbero trasformarsi in veri e propri paramorfismi (scogliosi, cifosi, ecc.).

Esistono tanti livelli della paresi cerebrale, che variano dal semplice, "tonto maldestro", fino al più grave invalido.

La paresi cerebrale, è influenzabile positivamente dalla terapia, ma non è guaribile.

Una terapia di semplice attuazione, anche in ambito scolastico, è l’attività psicomotoria.

L’importanza del movimento come terapia, è nota da molti anni anche in campo medico, da circa venti anni sono stati introdotti, in questo ambito, diversi sport come, nuoto, ippica, sci, ecc.

Negli sport per handicappati, è importante motivare la persona a seguire allenamenti fisici per tutta la vita.  E’ fondamentale scegliere gli esercizi in modo che:

  • vengano inibiti movimenti patologici (positiva è la posizione da cavaliere, negativo è lo spazzaneve nello sci)

  • venga normalizzato il tono muscolare

  • venga migliorato il coordinamento tra muscoli agonisti e antagonisti

  • vengano evitati danni secondari (artrosi)

Gli sport più adatti sono quelli con movimenti ripetuti che aiutano a imparare degli automatismi che servono per i movimenti quotidiani come sci e ciclismo.

Quegli sport che attivano una gran parte dei muscoli del corpo, che obbligano il corpo a muoversi simmetricamente, sport con movimenti ciclici e sport che richiedano abilità per migliorare le capacità coordinative.

La musica durante la ginnastica ha un effetto stimolante e quindi è particolarmente indicata.

Non sono adatti sport che sviluppano movimenti patologici come il sollevamento pesi, esercizi troppo tecnici che aumentano l’agitazione e possono provocare crampi muscolari e quindi aumentano la spasticità e sport assimmetrici (Orsatti, 1995).

 

Profilo anatomico-biologico-fisiologico

Aspetto molto importante poichè una sua buona conoscenza mette l’operatore in condizione di usare in modo finalizzato il movimento, il gioco e lo sport.

E’ bene analizzare attraverso le basi anatomiche e biologiche i fattori da potenziare e conoscere i deficit permanenti.

Bisogna inoltre puntare l’attenzione sulla conoscenza di questi fattori funzionali.

Un aspetto importante da conoscere riguarda l’apparato locomotore.

Esso è formato da ossa, articolazioni e muscoli.

Il sistema osseo, detto anche apparato locomotore passivo, è la base portante del corpo.

E’ formato da vari tipi di ossa la cui costruzione è correlata strettamente con la funzione.

Ci sono ossa lunghe, che sono leve efficaci per i movimenti (omero, femore, tibia e fibula, radio e ulna), ossa corte che hanno funzione portante elastica (spina dorsale, ossa carpali, ossa tarsali) e ossa piatte che sostengono e proteggono (cranio, cassa toracica, bacino).

Le ossa sono collegate tra loro da articolazioni. La superficie delle articolazioni è ricoperta da uno strato cartilagineo, non vascolarizzato, mantenuto umido da un liquido viscoso che lubrifica l’articolazione stessa. Le articolazioni sono tenute insieme dalla capsula articolare e dai legamenti.

La colonna vertebrale è costituita da 33 o 34 vertebre, collegate tra loro da piccole articolazioni e dai dischi cartilaginei intravertebrali. Essa è composta da 5 segmenti curvi (cervicale, dorsale, lombare,sacrale, coccigea) che le conferiscono una capacità portante elastica. Le curve fisiologiche devono essere 2 in lordosi (cervicale e lombare) e 2 in cifosi (toracica, sacrale) a cui è aggiunta la curva coccigea. La mobilità non è identica in tutti i segmenti e dipende dalla forma e dalla posizione delle articolazioni vertebrali. La mobilità è la capacità di muovere facilmente le diverse articolazioni delle ossa e nella totale portata fisiologica.

Essa dipende dai seguenti elementi:

  • costituzione delle articolazioni ossee,

  • elasticità dei legamenti capsulari e dei tendini;

  • capacità di estensione e tonicità della muscolatura interessata.

Contrariamente a tutti gli altri fattori di condizione, l’allenamento della mobilità non comporta ne aumento della sostanza, ne miglioramento di una funzione organica determinata.

Tuttavia è necessario mantenere la mobilità con esercitazioni adeguate.

Le articolazioni sono tenute e mosse dai muscoli, che sono collegati con le ossa dai tendini che trasmettono la forza.

Il muscolo è costituito da numerose fibre muscolari che hanno capacità contrattile.

Durante la contrazione le fibre muscolari si accorciano e il muscolo si ingrossa.

L’elemento contrattile vero e proprio sono le microfibrille ordinate longitudinalmente in ogni fibra muscolare. La microfibrilla è formata da una serie di molecole proteiche, actina e miosina, allineate in fila indiana. Al momento della contrazione queste molecole si spostano una dietro l’altra e il muscolo tendendosi, sviluppa forza. Una persona allenata, può contrarre per unità di tempo un numero superiore di fibre e di maggiore spessore rispetto alla persona non allenata.

Lo sviluppo massimo della forza si ha quando la direzione delle fibre e del movimento è identica.

La forza del muscolo dipende da:

  • numero di fibre muscolari attivate;

  • diametro delle fibre muscolari attivate.

Il muscolo agisce con un aumento di forza in seguito a sollecitazioni massimali e sub/massimali.

Esso si ingrandisce per l’assorbimento dell’albumina da parte delle fibre muscolari.

La contrazione muscolare è controllata dal sistema nervoso.

Il cervello e il midollo spinale sono gli elementi principali del sistema nervoso centrale.

Il sistema nervoso centrale riceve, attraverso le vie afferenti, una grande quantità di informazioni dai mezzi sensoriali. Per mezzo dei nervi motori, vie efferenti, vengono attivati determinati gruppi muscolari, che producono degli atti motori globali o fini.

La commutazione, dalle vie afferenti a quelle efferenti, avviene nel sistema nervoso centrale a diversi livelli. Riflessi e automatismi, che avvengono senza un controllo cosciente, vengono guidati da centri nel midollo spinale e dal tronco cerebrale. Azioni volontarie, eseguite coscientemente, hanno origine nei centri di commutazione e comando dalla corteccia cerebrale (Tittel, 1987).

 

Basi biologiche, fattori di condizione e handicap

La biologia umana costituisce una base importante per la comprensione dei diversi handicap relativamente alla capacità motoria e di allenamento.

Nell’attività motoria la capacità di reggersi e di muoversi è di importanza capitale.

Per una persona il movimento e il portamento rappresentano, direttamente o indirettamente, il mezzo per esprimersi, per entrare in contatto con l’ambiente che la circonda, per comportarsi. Tutto ciò arriva per mezzo delle ossa e tutto quanto le collega.

La misura di un movimento dipende dall’agilità delle rispettive abilità motorie di base.

Per ogni movimento occorre forza. La forza è prodotta dal muscolo che è la parte attiva dell’apparato locomotore ed ha la facoltà di contrarsi. La contrazione muscolare è a sua volta guidata dal sistema nervoso. La percezione per mezzo dei diversi organi sensoriali, l’elaborazione del sistema nervoso centrale e la relativa reazione per mezzo dei cerchi regolatori sono strettamente connessi.

L’energia per il comando e la contrazione è fornita dal metabolismo, le cui funzioni sono importanti per sostenere un certo sforzo su un periodo di una certa durata.

Apparato locomotore, sistema nervoso e metabolismo sono tre importanti complessi di funzioni che sono collegate tra loro. Non sono mai i soli, ma sono quelli che determinano il livello delle prestazioni dei diversi fattori di condizione. Anche le cause dei disturbi legati ai diversi handicap, congeniti o acquisiti, si situano chiaramente in uno di questi tre ambiti e possono essere suddivisi secondo questa ottica come è riportato nella tabella avanti (Orsatti, 1995). La perdita di una funzione a causa di un handicap danneggia la partecipazione condizionale alla stessa cerchia di funzioni. Partendo da questa base biologica comune si possono dedurre possibilità, limitazioni ed obbiettivi fisiologici per un’attività ad indirizzo motorio. La lesione dell’handicappato mentale si situa principalmente nell’ambito della percezione e del controllo, tramite il sistema nervoso. L’apparato motorio e metabolico possono essere sviluppati normalmente, salvo casi di handicap plurimi (Meda-Avanzino,1987).

Handicap

Basi Biologiche

Fattori di Condizione

Sistema nervoso

Disturbi di comportamento  Handicap mentali                Epilessia                               Paralisi

Percezione e controllo per mezzo del sistema nervoso

Velocità e capacità coordinamento

Apparato Motorio

Spinta bifida                                 Amputazioni                          Artrosi                               Poliartriti croniche           Deviazione colonna vertebrale  Ernia discale                           Distrofia muscolare

Tenersi e muoversi per mezzo dell'apparato motorio

Mobilità e forza

Metabolismo

Diabetici                             Asmatici                              Malattie cardiocircolatorie permanente                         Emofilia                     Mucoviscidosi

Approntare e fornire energia attraverso il metabolismo

Perseveranza: tenuta e capacità di prestazione

 

Effetti dell’attività motoria

Il successo di un soggetto con handicap mentale, nel corso della vita, dipende in misura proporzionale alle sue capacità e attitudini motorie.

Molte attività del soggetto, sia a livello professionale che nel tempo libero, richiedono un discreto grado di capacità di rendimento e di funzionalità.

Il miglioramento finalizzato di queste capacità significa sempre anche un contributo fornito allo sviluppo e al miglioramento della qualità di vita del portatore di handicap mentale.

Come nello sport di alto livello si possono constatare significativi aumenti delle capacità prestazionali dovute all’allenamento, anche nell’attività motoria adattata ai portatori di handicap, l’allenamento condiziona le capacità prestazionali della quotidianità e la qualità delle relazioni significative.

I cosidetti "effetti dell’allenamento", si possono ottenere con mezzi relativamente semplici durante le lezioni di attività motoria.

Spesso un fattore limitante è la paura di pretendere troppo, in termini di intensità, dall’handicappato mentale. Queste paure possono essere superate se non si è di fronte a un handicap organico limitativo o ad una malattia.

I soggetti con handicap mentale possono essere allenati con grande successo e senza limitazioni nei fattori di condizione quali resistenza, forza e mobilità, qualora non ci si trovi davanti a plurihandicap.

L’allenamento della velocità è limitato dal comando del movimento che è sovente disturbato e impreciso.

Importante è tenere conto che aumenti di intensità e carichi di lavoro esigono comunque una corretta esecuzione del movimento.

L’handicappato mentale non è in grado di controllare l’esecuzione corretta del movimento quando è sotto sforzo, quindi deve essere automatizzata sotto la cura e la correzione del docente.

Le forme degli esercizi devono essere proposte in modo semplice e chiaro, poichè il soggetto portatore di handicap mentale tende volentieri a scansare lo sforzo.

Giochi di squadra devono essere proposti solo se il livello di capacità motoria è discreto e se il soggetto è ben inserito nel gruppo (Manno, 1989).

 

C.so sperimentale

Inserimento alle arti marziali degli Utenti del C.D.S.F. per Soggetti Portatori di Handicap di Oleggio (NO)

Da alcuni anni gli utenti del C.D.S.F.     per Soggetti Portatori di Handicap di Oleggio, affiancati dagli Educatori, hanno usufruito degli spazi ed attrezzature dello Sporting club Olegggio.

A seguito di questa esperienza si è pensato di iniziare, con un periodo di prova, un programma di, "inserimento alle arti marziali", in modo specifico il karate, vista la disponibilità  di  un tecnico  del  club;  Maestro  Michele Iulitta  c.n.  5°dan  della specialità.

Verificato il risultato positivo del test, sia gli Educatori che il Tecnico hanno notato l’interesse  con  cui  gli  utenti  hanno frequentato il corso; si è deciso di continuare l’esperienza.

Il programma ha lo scopo di realizzare i seguenti aspetti:

A) Saluto e Fase Iniziale:

    obbiettivi:

    educazione, rispetto per le persone e cose, nozioni culturali

     informazioni generali

B) Fase Preparatoria:

       obbiettivi:

diminuzione delle tensioni muscolari -favorire l'elasticità          

preparare il sistema cardio vascolare e respiratorio 

elevare la temperatura corporea           

capacità di reazione  psico/fisica (provocare uno stato di eccitazione  del  sistema  nervoso,  attivare  i meccanismi motivazionali)

Nella fase preparatoria fanno parte esercizi ginnici, di scioltezza fino all’introduzione di giochi vari.

C) Compito o fase Principale:  

     obbiettivi:

apprendimento delle tecniche fondamentali   "effettuate nello spazio" 

coordinazione, simmetria, equilibrio 

perfezionamento concentrazione, motivati dalla difficoltà e novità 

esercizi di rapidità e forza

D) Esercitazioni con bersaglio morbido con partners:

     obbiettivi:

precisione, velocità e forza

stimolo e concentrazione, motivati dalla novità, difficoltà e  confronto.

                                                                                      

 

Commento scheda tecnica Soggetti portatori di Handicap

 

*I disabili sono soggetti che presentano, per cause congenite od acquisite, una menomazione fisica o psichica.

Un aspetto fondamentale, è quello di potenziare le capacità indenni e di stimolare il soggetto a non accettare limiti ad "ostacoli" che, nell’immediatezza, parrebbero tali.

La "disabilità", non pregiudica la pratica dell’attività sportiva; la nostra società, in armonia con l’evoluzione moderna, ha fortunatamente aperto il mondo sportivo ai disabili, ottenendo a livello mondiale, risultati invidiabili, un tempo impensabili, in svariate discipline sportive.

Concordando con i valori:

-sport per tutti

-educazione con lo sport come elemento di crescita individuale e di gruppo

-promozione dello sport come indotto di sviluppo sociale

La nostra Associazione da svariati anni si occupa del settore.

Dopo un anno di esperienza con il gruppo di Utenti Del Servizio Socio Assistenziale Comuni Associati e Convenzionati con Castelletto Sopra Ticino; il tecnico responsabile, M° Michele Iulitta, in collaborazione con gli Assistenti Domiciliari, ha progettato e proposto, una scheda individuale, per la valutazione annuale degli utenti fruitori del servizio di attività motoria in palestra, specificatamente, ginnastica progressiva con la disponibilità delle attrezzature della sala pesi e fitness .

FORZA: nella teoria dell’allenamento si definisce la forza come "la capacità di opporsi ad una resistenza per mezzo della contrazione muscolare volontaria".

RESISTENZA: capacità di un soggetto di protrarre nel tempo uno sforzo senza che si verifichi un sensibile calo di rendimento (contrastare l’affaticamento).

VELOCITA: si può indicare anche come RAPIDITA’.

Si può intendere come "capacità di eseguire in tempi brevi una serie di movimenti rapidi concatenati, per eseguire un gesto complesso".

DIFFFERENZIAZIONE CINESTETICA: capacità di rendersi conto delle posizioni reciproche delle varie parti del corpo.

ORIENTAMENTO NELLO SPAZIO: capacità di valutare la direzione dei movimenti.

RITMIZZAZIONE: capacità di eseguire dei movimenti in successione ritmica, attraverso l’organizzazione cronologica delle contrazioni e decontrazioni muscolari.

EQUILIBRIO: capacità di mantenere o riprendere la condizione di equilibrio quando i movimenti di una forza esterna tendono a turbarla.

ACCOPPIAMENTO DEI MOVIMENTI: capacità di combinare e mettere nella giusta successione movimenti diversi tra di loro.

ADATTAMENTO/TRASFORMAZIONE: capacità di modificare opportunamente le successioni dei movimenti od i movimenti singoli in presenza di condizioni che possono variare anche in modo imprevedibile.

FEED/BACK (ALLENATORE-ALLIEVO): si intende, la risposta comportamentale data dall’allievo, alle informazioni ed indicazioni messe in atto dall’allenatore durante la lezione.

CAPACITA’ DI APPRENDIMENTO; TATTICA/STRATEGICA; SOCIALIZZAZIONE; AUTONOMIA:

le classifichiamo come "capacità che non si esprimono direttamente con il movimento, ma che in esso possono esercitare una notevole influenza".

L’ interveneto sarà in misura più o meno rilevante, anche se, nella maggior parte dei casi, in modo indiretto, senza cioè che l’allenamento preveda esercitazioni specifiche per il loro miglioramento.

 

 

 

 

SCHEDA TECNICA SOGGETTI PORTATORI DI HANDICAP

Nome e Cognome........................................Luogo e data di nascita............................

ANNO SPORTIVO .................

NOTE STATO MENTALE:.........................................................................................

........................................................................................................................................

.......................................................................................................................................

NOTE STATO FISICO/STRUTTURALE

M    F

H.

P.

G%.

Circ. v.........t........

NO LO BR

P.

G%.

Circ. v.........t........

 

P.

G%.

Circ. v.........t........

Pres.art. +Freq.card(1).................(2)...................(3).................

 

ATTITUDINI E CAPACITA’

In/ATT.

50%ATT.

F/ATT.

FORZA

 

 

 

RESISTENZA

 

 

 

VELOCITA’

 

 

 

DIFFERENZIAZIONE CINESTETICA

 

 

 

ORIENTAMENTO NELLO SPAZIO

 

 

 

RITMIZZAZIONE

 

 

 

EQUILIBRIO

 

 

 

ACCOPPIAMENTO DEI MOVIMENTI

 

 

 

ADATTAMENTO/TRASFORMAZIONE

 

 

 

FEED BACK (ALLENAT./ALLIEVO)

 

 

 

CAPACITA’ DI APPRENDIMENTO

 

 

 

TATTICA E STRATEGICA

 

 

 

SOCIALIZZAZIONE

 

 

 

AUTONOMIA

 

 

 

Ore di operatività settimanali ............

Regolarità frequenza ............

CONCLUSIONI:..........................................................................................................

........................................................................................................................................

........................................................................................................................................

Il Tecnico...............................

TABELLA DI VALUTAZIONE:

 

Il Tecnico...............................

TABELLA DI VALUTAZIONE:

ND. NON DEFINIBILE SC. SCARSO

SU. SUFFICIENTE B. BUONO O. OTTIMO E.ECCELLENTE

MORFOLOGIA: NO NORMOTIPO (MESOMORFO)

LO LONGITIPO (ECTOMORFO)

BR BRACHITIPO (ENDOMORFO)

 

 

Il Tecnico dello Sporting club Oleggio

M° Michele IULITTA

  

Annotazioni Programma  Portatori  Handicap Sporting

 

 

OLEGGIO LI , 29/02/1996

Mi è stato cortesemente richiesto, da un educatore del Centro Diurno Socio Formativo Portatori di Handicap di Oleggio, Sig. Roberto Bressan,      di annotare sull’esperienza personale avuta durante la partecipazione degli      utenti del Centro nella palestra dello "Sporting club Oleggio",              Associazione Sportiva per la quale svolgo l’incarico di Coordinatore e Tecnico Sportivo.

..Devo dire che 5 o 6 anni addietro,           quando ci fu la prima richiesta ufficiale per la partecipazione dei ragazzi, il mio stato d’animo era diviso, mi chiedevo; quali problemi sorgeranno, che difficoltà incontreremo, saremo in grado di garantire un minimo di efficienza ?…Ma  la  curiosità,  la  voglia  di vivere una nuova esperienza  e  di  dare il mio piccolo contributo agli utenti era notevolmente più forte e,decisamente mi impegnai in Consiglio Societario per questo "programma".

I ragazzi vengono accompagnati 1-2 volte la settimana, la mattina(per accordo comune, in modo di non sovraccaricare la struttura di atleti) da alcuni Educatori del Centro che si prodigano per la vestizione e l’avviamento.

In un primo tempo ricordo che tutti, Tecnici ed Educatori, faticammo per "capire" metodo e movimenti opportuni e razionali di ogni singolo partecipante. Devo dire che una volta resoci conto delle peculiarità fisiche e metodiche abbiamo promosso insieme una routine di educazione fisico/motoria, che ha consentito a tutti di avere un miglioramento muscolare e cardio vascolare.

Inoltre si può affermare che gli atleti/e della palestra e ragazzi portatori di handicap, hanno "convissuto" senza problemi; anzi più volte abbiamo avvertito l’interesse suscitato per questa comune promozione.

Non voglio entrare in meriti puramente tecnici, il nostro non è stato un contributo professionale , in quanto non idonei a svolgere l’attività; non siamo Medici od esperti ma Operatori Sportivi.

Personalmente sono convinto che questa esperienza abbia giovato alla mia professionalità e personalità e spero che il contributo dato, da Me come Tecnico e dell’Associazione, sia risultato positivo.

 

M° Michele Iulitta

Istruttore attività fisico/motorie

Regione Piemonte ISEF Torino